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Sito del Forum della Lingua Siciliana

Forum della Lingua Siciliana

Provincia di Ragusa

 
 

di Giuseppe La Delfa

 

 

Il Giovedì Santo a Ispica (Rg) "Lu Santissimu Crucifissu di Spaccafurnu (Ispica)

è numinatu ppi tuttu 'u munnu".

 

Per le feste della settimana Santa tutti i paesi della Sicilia sono coinvolti nel voler onorare con feste religiose toccanti per la loro esteriorità. Particolarmente significativa è quella del Giovedì Santo nel paese di Ispica in provincia di Ragusa.

 
Già !... alle due del mattino del giovedì Santo hanno inizio le celebrazioni. E gran parte della città di Ispica, come per miracolo, si alza per tornare nell'antica Spaccaforno, a pregare davanti a ciò che resta di Santa Maria della Cava, chiesa fantasma di città fantasma, affacciata sul greto di un fiume anch'esso fantasma, oramai secco. I rintocchi, grazie all'ora, della campanella del piccolo tempio guidano nel buio i fedeli, formando tanti rivoli di fiume verso uno stesso posto. Un sacerdote sull'entrata dell'antica dimora del Cristo a Culonna recita una preghiera. E tra i più anziani dei fedeli si sente un mormorio: "Lu Santissimu Cristo di Spaccafurnu è numinatu ppi' tuttu lu munnu". Poi un serpente di luce (la processione di fedeli con torce) risale verso Ispica, la città nata sulla collina di fronte all'antica Spaccaforno, rasa al suolo dal terribile terremoto del 1693, dopo essere stata abitata fin dalla Preistoria. Gli abitanti che non sono scevi alla Cava attendono la processione davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore, in quello splendido semicerchio barocco che è il portico realizzato dall'architetto netino Vincenzo Sinatra. Aperte le porte della Chiesa, i fedeli sfilano fino alle 11 del mattino davanti alla nicchia racchiusa da colonne tortili che ospitano il simulacro velato del Cristo. Alle 11 in punto, al grido "Eh, picciuotti! A la culonna", giungono i portatori, camicie bianche e fascia rossa a bandoliera, con in spalla il fercolo (termine derivante dal latino, fero cultum, ossia portare per il culto) su cui sarà sistemato il simulacro: un Cristo dolente, martoriato, chino sotto i colpi di due flagellanti. La folla è straboccante!!! L'officiante, dai paramenti rilucenti, s'incunea con forza e insieme al presidente giungono sull'altare. "Viva lu Patri!" grida tre volte il sacerdote e migliaia di fazzoletti vermigli vengono agitati dai fedeli che rispondono in coro: "Culonna!".
Mentre fuori dal tempio una delle due bande esegue un "murtoriu" del maestro Giuseppe Bellisario, la statua, posta sul fercolo, viene sistemata al centro del transetto, sotto la cupola centrale della basilica. Solo dopo la solenne Messa cantata delle quattro del pomeriggio, tra scampanii, musica e le immancabili salve di cannone, ci sarà la "sciuta", ovvero l'uscita del Cristo a Culonna, preceduta da una teoria di stendardi e cilii, magnifiche lampade votive barocche. Da secoli ormai il sole al tramonto saluta lo spettacolare avvio della processione, che avrà il suo momento clou intorno alle ore 20,00 in via Garbaldi, quando si svolge "lu 'ncuontru", il commovente incontro del Cristo con l'Addolorata: grande è la partecipazione emotiva della gente quando Maria per tre volte vien fatta chinare, a simulare il bacio dei piedi del Cristo. Non conta che si tratti di due statue: i fedeli, con gli occhi umidi di lacrime, ci vedono tutto il dolore di una madre all'apparire del figlio martoriato dalle frustate e umiliato. Come i flagellanti che un tempo, coronati di spine, si ferivano il torso nudo, facendolo sanguinare. La processione riprende, per fermarsi nuovamente alla chiesa dell'Annunziata, dove si svolge lo spettacolo di giochi pirotecnici. Dopo un altro momento emozionante, "a'cchianata", la salita di via XX Settembre, allo scoccare della mezzanotte, il fercolo, tra i magnifici archi di luminaria, rientra infine in chiesa. E dopo "'i gira" - tre giri attorno alle navate laterali, una reminiscenza del periodo in cui due secoli fa il giro esterno era stato proibito per evitare disordini, la statua del Cristo torna nella sua nicchia. Accadeva così anche prima del terremoto, nella chiesa di Santa Maria della Cava. E così sarà anche l'anno prossimo. E sempre, finchè ci sarà l'arciconfraternita !!!
 

18 Giugno 2009